Nov 12, 2014 - politica    No Comments

IDIOZIA E VOLGARITÀ DI UN MONDO SFRONTATO

Un’altra supposta pubblicizzata in tv.

Dopo quella effervescente, (che forse deve l’effetto al solletico che innesta una risata intestinale,) ora appare una bionda sensuale che dice di chiamarsi “Eva-qu” con l’effetto immediato di mandarti a cag…!!!

Il collegamento tra il nome femminile e le funzioni intestinali lo reputo offensivo, e per di più è lesivo della dignità di chi si chiama Eva. L’ironia a cui è destinata chi ha quel nome non è difficile da immaginare.

Ormai il limite della decenza è stato più che superato! Read more »

Feb 28, 2014 - Senza categoria    No Comments

100 VOLTE CENERENTOLA

Alla ricerca di un sorriso  ho trovato un altro scritto di tanti anni fa. E’ una storia vera. Nel buio di queste giornate piovose, nella angoscia per il baratro in cui vedo caduti i miei valori, nella tristezza per il vuoto egocentrismo di chi “ha” ed è indifferente alla sorte di chi non “ha”, l’allegria di questo ricordo riconcilia con la vita.

 

100 volte Cenerentola

 Sono le nove della sera, la stanza è illuminata solo dalla luce fioca di una piccola abatjour. Seduta sulla sponda del “lettone” la mamma accarezza dolcemente i capelli della sua bimba supina nel lettino di ferro laccato in rosso, avvolta in un piumone morbido e caldo, che la guarda con gli occhi spalancati nel buio.

          “ Che storia vuoi che ti racconti questa sera tesoro?”.. Read more »

Nov 13, 2013 - Senza categoria    No Comments

Cappuccetto Rosso 2000

C’era una volta, ….

tutte le storie cominciano così, ma , ad essere sinceri, è solo una scusa per non rischiare una denuncia per aver violato la privacy di qualcuno, oppure per nascondersi dietro al paravento del tempo, insomma che “la volta” fosse una o due , o tre…non ce ne può cogliere di meno!, …

C’era una volta , al limitare di un bosco… (quando ancora esistevano i boschi!) una bianca casetta ( ora è diventata una villetta con due metri quadrati di giardino tra due palazzoni ad alveare, con davanti il parcheggio di un ipermercato, che è comunque una grande comodità, visto che ti porti a casa la spesa con il carrello e poi lo lasci nel parcheggio ) … dicevo .. una casetta nella quale viveva una piccola famiglia, papà, mamma e una bimba dai capelli biondi ( padre di capelli neri e madre pure… , nessun problema perché la bimba somigliava tutta al cugino Alfredo, insomma, c’erano biondi in famiglia, così la genetica è salva!).

La piccola si chiamava con un nome normale, tipo Esmeralda o Genoveffa, ma tutti la conoscevano con il nome di Cappuccetto rosso, come una penna a sfera, solo perché la mamma le aveva fatto una mantellina di lana rossa, con un bel cappuccio, che le teneva calde le orecchie e la riparava dalla pioggerellina sottile delle giornate autunnali. Nulla di strano, insomma, visto che era visibile da lontano, alta come un soldo di cacio, trotterellante sulle gambette  piuttosto magroline, coperte da calze colorate.

Cappuccetto rosso, (d’ora in poi la chiameremo Cap come ormai tutti la chiamavano, parenti compresi,) aveva la mania di girellare per il paese, canticchiando la famosa canzone della “vispa Teresa” di cui però non ricordava bene i versi, e quindi storpiandola a dovere, stonando a dovere e rompendo a dovere il silenzio con i suoi gorgheggi.

Ma in fondo che male c’era? O.K. erano le due e mezza del pomeriggio, O.K. nella strada silenziosa anche le formiche facevano rumore, (mica era un luogo in cui se non spari con un bazooka nessuno ti sente), bastava un po’ di pazienza e il suono si allontanava velocemente.

Non tutti comunque gradivano la cosa e qualcuno resisteva a fatica dal mettersi a sbraitare… anche perchè non sarebbe stato elegante un urlo dalla finestra tipo: -“Aho! A rasotera, vedi d’annà da tu nonna a rompe a ‘st ora! So’ le due der pomeriggggio! N’ciai niente de mejo da fa?!?”.

Giammai ! tanta volgarità, riservata al popolo coatto della bassa periferia delle metropoli!!

Il suggerimento però non era male e visto che la nonna di Cap viveva in una zona agreste poco lontana, in una cascina dal classico cortile interno, dove un tempo venivano spannocchiate le infiorescenze raccolte dalle piantagioni di mais, tra il chiocciolio delle galline e le intemperanze fulminee del gallo, gli agguati della famiglia numerosa dei gatti, e il latrare dei cani ad ogni passante. Una passeggiatina verso quella idilliaca situazione rurale, anche se ormai desueta, della quale rimanevano solo cani e gatti, (i primi da guardia, i secondi per i topi,) comunque sempre altamente educativa per una piccina che non voleva stare a casa , ma amava l’aria libera, le canzoni, e la natura, avrebbe salvato capre e cavoli.

Così qualcuno comperò delle belle mele rosse, qualche arancia, una bella confezione di prugne secche snocciolate  (alle nonne fanno sempre piacere per l’effetto lassativo), e ne fece un bel cestino regalo, che diede alla mamma di Cap con la preghiera di farlo recapitare alla nonna, magari tramite la tanto amata nipotina, con la speranza di invogliare in futuro le passeggiate post prandiali verso quella direzione.

  • “ Cap!” disse la mamma, “ C’é da portare questo cestino alla nonna, giù alla cascina. Perché dopo pranzo non fai una passeggiatina e la vai a trovare?.. Magari ci metto anche un po’ di lasagna, che gira per casa da una settimana e non riusciamo a smaltirla! Tanto, se non le va, la può dare ai cani. … Non glielo dire! Mi raccomando!”

Già! La piccola non era una volpe, solitamente apriva bocca e le dava fiato; come quella volta che era andata a dire alla vicina che la sua mamma non capiva perché l’impianto elettrico della loro casa  si rompesse sempre quando il marito partiva per un viaggio di lavoro, e l’elettricista arrivasse di corsa e se ne andasse fischiettando!  ..  beata innocenza… e, visto l’elettricista, beata anche la vicina!

Così, quel giorno, dopo aver mangiato l’ennesima porzione di lasagna della settimana, (mezzogiorno e sera … fosse forse colpa del postino che passava la mattina?) Cap prese il cestino e si diresse verso il bosco, sul sentiero della cascina, che distava al massimo un chilometro.

C’era il sole, c’erano le violette che occhieggiavano tra i ciuffi d’erba, c’erano Ciafff!… accidenti alle vacche che passavano sul sentiero! E adesso per rimediare non c’era che l’erba fresca e le foglie del mais che stava crescendo!

La piccina si sedette sul bordo del fosso dopo aver strappato un paio di piantine di mais e cominciò l’operazione di bonifica della suola e di parte della tomaia della scarpina destra, deturpata dai residui organici di un’ottima digestione bovina.. ma per poco non cadde nel rigagnolo dallo spaventoso urlo disumano dietro alle sue spalle! Un energumeno con gli occhi iniettati di sangue, la bava all’angolo della bocca, peloso come un lupo, incazzato come un toro e caracollante sulle corte zampe di bipede umano agitante una vanga, cercava di raggiungerla per farne un nuovo tipo di coltura al posto delle piante di mais.

“ Tee  Sceta !!! chi t’a permis de ciularme el mais????” “ T’a mia na porca de mama ca te cura, nata mal come ca t’es!!!!” (trad: Ohilà piccina! chi ti permise di rubarmi il mais? Non hai una dolce mammina che ti tenga sotto controllo, vista la tua ingenua leggerezza?)

La piccola, infilata alla men peggio la scarpa, prese al volo il cestino e cominciò a correre verso la casa della nonna, senza curarsi né di dove metteva i piedi, né del male che le provocavano i sassi su cui inciampava,  ed in breve raggiunse la cascina bianca della salvezza!

Entrata nella corte finalmente poté fermarsi, con il cuore a centomila, il fiato in offerta tre per due e le mani talmente tremanti che la frutta nel cestino stava per diventare macedonia!

La porta della cucina della nonna era aperta e Cap, lasciate le scarpe fuori dall’uscio ( non erano in condizioni decenti!) entrò chiamandola con voce tremante:

  • “ Nonna dove sei?”

Dalla camera da letto giunsero rumori strani e sussurrii concitati, e poi un flebile ..

  • ” Sono a letto malata, vieni, vieni pure.”

Cap, senza porsi problemi ubbidì all’invito, entrando nella camera dove la nonna “giaceva” nel letto.

  • Nonna!, ma come sei scarmigliata!
  • Questa mattina non avevo voglia di pettinarmi.
  • Nonna!, ma come sei rossa!
  • Ho la febbre a quaranta!
  • Nonna!, ma ti sei infilata la camicia al rovescio!
  • Ti ho detto che ho la febbre, non me ne sono accorta!
  • Nonna!, ma di chi sono quegli occhiali che hai sul naso, i tuoi sono sul comò?!
  • A “codice d’avviamento postale!” ma nessuno ti ha mai insegnato a farti i ciazetaduei tuoi?

Se mi voglio mettere le mutande di tuo nonno, o il berretto del capo stazione sono solo fatti miei! Tu, piuttosto, cosa ci fai a casa mia alle tre del pomeriggio, senza scarpe per di più !!!

  • La mamma mi ha mandato a portarti questo cestino, a proposito, il bigliettaio della stazionemi ha detto di portarti i suoi saluti se fossi venuta da te, forse sapeva che stavi male! La mamma ha aggiunto la lasagna, io non ne voglio mangiare altra sono tre giorni che non si mangia che questa! Comunque per strada ho pestato una.. me..me , si insomma hai capito! E per pulire la scarpa ho raccolto qualche foglia di mais. Un bruto allora si è messo a gridare e a corrermi dietro, voleva ridurmi come quello che avevo pestato!

Ad un tratto nel cortile si sentì una voce che urlando malediceva quella piccola essenza di prodotti indigeribili estrusi da umano sfintere, e che cercava dove si fosse nascosta.

Le scarpine fuori dall’uscio, tradirono l’ubicazione della tapina, e la furia animale fatta uomo imboccò il pertugio inopinatamente lasciato aperto, catapultandosi nella camera.

  • Finalmente presa!

Disse lanciandosi sulla bimba che, con scatto fulmineo si sottrasse alla presa, facendo sbilanciare il cafone che cadde di peso sulla nonnetta, stesa sotto le coltri!

  • Ahgg! Togliti di qui maiale d’un porco! Ti piacerebbe provarci con me!

Disse la nonna con una voce cavernosa, dovuta allo schiacciamento dello sterno e del bacino sotto al peso dell’uomo.

Alla frase fece eco uno schianto ed un botto! Dall’armadio uscì il capostazione con la divisa infilata a metà ed in mano una stampella di legno che s’infranse tra le scapole del contadino incazzato.

Il seguito fu una gragnuola di calci, pugni ed anche un morso dato ad un polpaccio da Cap, che, ripresasi dallo stupore, aiutava l’amico Capostazione ad eliminare fisicamente l’intruso.

Il povero disgraziato, che certo aveva reagito in modo eccessivo al danno subito, ma infondo non meritava tanto, se la diede a gambe, inseguito da un paio di bastardacci, difensori d’ufficio della casa, che, richiamati dalla confusione avevano ben pensato di metterci il carico da undici!

La nonna ormai non poteva più nascondere il suo segreto, che in fondo non aveva nulla da essere nascosto, visto che lei era vedova e lui non s’era mai accasato, e rivestitasi e raccolte mele e arance, offrì a tutti una torta di zucca preparata la mattina, e la lasagna finì nella ciotola dei cani, che interpretarono la cosa come il premio per la condotta eroica avuta nell’inseguimento del malfattore.

Da quel giorno Cap capitò spesso a casa della nonna, con e senza il capostazione, con il quale aveva ormai stretto alleanza imperitura, e tutti , cittadini compresi, vissero felici e contenti.

Fine

Ott 15, 2013 - politica    No Comments

LADRI..

“Ladri”  disse l’oratore e l’emiciclo insorse visibilmente e violentemente offeso per l’accusa.

Una reazione talmente furiosa da far sospettare che le critiche rivolte fossero arrivate al segno

e la sola possibilità di mascherarle fosse l’indignazione per il termine più che per il delitto.

Ormai si parla solo con grida e insulti per nascondere  ogni verità scomoda.

E di cose scomode per la classe politica ce ne sono a bizzeffe ad iniziare dall’argomento in discussione in quel momento: il finanziamento pubblico ai partiti.

Indubbio, comunque, che ladri lo siano davvero, perché con le loro scelte hanno condizionato la vita di intere generazioni derubandoli del diritto di vivere agiatamente, ma soprattutto del desiderio di sognare, della speranza nel futuro, della fiducia negli altri.

Hanno ammorbato l’aria della società civile con i miasmi dei loro bassi istinti, fino ad abbassare il livello della morale comune all’assuefazione all’illecito e al dubbio di differente valenza tra esseri umani.

Hanno ridotto l’onestà al rango di imbecillità, contrabbandando la disonestà come colpa lieve specie se perpetrata nei confronti dello Stato e a danno solo dei più deboli.

La caduta dei valori ha portato ad un brutale declassamento anche dei rapporti intimi tra persone. Un tempo si diceva “fare all’amore” oggi si dice “far sesso”,  cosa che non prevede il coinvolgimento emotivo, ma solo lo sfogo di banali istinti primordiali.

Ed è così che l’uomo è tornato a vedere il sesso come dominio, con il conseguente senso di possesso della “cosa” di suo piacimento, o di trofeo.

Spinta al limite questa condizione genera lo stupro come offesa al nemico o sfregio al rivale, o, nel caso di rifiuto o resistenza, porta al delitto.

Nulla di nuovo in tutto questo, solo un ritorno alle origini quando la società era divisa in nobili, clero e plebe, e le donne venivano bruciate sul rogo perché streghe.

Ai nobili tutto era concesso, al clero tutto era perdonato, e la plebe viveva in povertà ed ignoranza, schiava del potente e del senso dell’onore e della giustizia di costui.

Oggi, sotto le luci della ribalta ogni piccolo uomo di potere si sente un gigante e pontifica, puntando il dito contro gli altri per sminuire le proprie colpe, mentendo spudoratamente per promettere ciò che sa già non verrà mai elargito.

Usa le lacrime ed il dolore degli altri per illuminare il proprio cammino in un tripudio di crudeltà e cinismo.

Usa giochi di parole per alzare cortine fumogene che nascondano i saccheggi e le ruberie perpetrati sempre sui deboli.

Usa il proprio potere per rafforzare la sua stessa egemonia.

E si offende se lo chiamano ladro!